Isteco http://www.isteco.com Istituto per lo Sviluppo Tecnologico nelle Costruzioni Wed, 02 Aug 2017 19:56:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8 Audizione Ance presso il Ministero delle Infrastrutture sul BIM http://www.isteco.com/audizione-ance-presso-il-ministero-delle-infrastrutture-sul-bim/ Sat, 15 Oct 2016 17:39:35 +0000 http://www.isteco.com/?p=169 Intervento del Vice Presidente Ance, Gianluigi Coghi

PRESSO LA COMMISSIONE DEL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE, PER L’INDIVIDUAZIONE DI MODALITÀ E TEMPI PER LA PROGRESSIVA INTRODUZIONE DEI “METODI E STRUMENTI ELETTRONICI SPECIFICI” QUALI QUELLI DI MODELLAZIONE PER L’EDILIZIA E LE INFRASTRUTTURE

Frammentazione della filiera delle costruzioni e della domanda di opere pubbliche, la sfida della digitalizzazione

Il settore delle costruzioni è caratterizzato da una elevata frammentazione di piccole e medie imprese e la stessa filiera, rappresentata da oltre 70 branche produttive, è anch’essa composta prevalentemente da piccole e medie entità (stazioni appaltanti, studi di progettazione, produttori e fornitori di materiali, etc.).
Questo comporta un ritardo nell’adozione delle moderne applicazioni legate alla digitalizzazione/uso dell’ICT (Information & Communication Technology).
Per questo, gli appalti pubblici, considerati uno dei driver della spinta all’innovazione, devono al più presto vedere impiegate le moderne metodologie di progettazione, costruzione e gestione di infrastrutture ed edifici, in particolare quelle legate alla digitalizzazione dei processi.
Questa grande sfida, che ci chiama a rivedere i paradigmi organizzativi e produttivi, è “Industria 4.0”, una vera rivoluzione che riguarderà tutto il sistema produttivo.

Una adeguata strategia per l’utilizzo dell’Information & Communication Technology (ICT) negli appalti e nei contratti pubblici
Applicare le metodologie digitalizzate richiede un particolare impegno, un importante cambio di approccio, in termini culturali, da parte di tutti i soggetti coinvolti, con una evoluzione in termini di conoscenza e competenza.

Per favorire i processi di innovazione non servono vincoli o date definite ma sperimentazione supportata da modalità standardizzate di attuazione.
Si ritiene, infatti, utile che l’utilizzo dei sistemi ICT non sia legato ad alcuna determinata tipologia di realizzazione (opera infrastrutturale anziché edifici, opera semplice o complessa, etc.) o ad un determinato valore dell’appalto, ma alla capacità della committenza di attivare processi basati sull’ICT.
Lo stesso Codice degli appalti fornisce una indicazione in tal senso (comma 13 art. 23) non limitando la possibilità di richiedere nei bandi metodologie digitali da parte delle stazioni appaltanti, ma lo consente solo a quelle stazioni dotate di personale qualificato, ovvero in grado di gestire un processo digitalizzato.

Ai fini di una strategia per l’uso esteso dell’ICT, ci sono tre aspetti chiave:

  • la gradualità e l’uniformità nell’applicazione della metodologia,
  • il monitoraggio, da parte del Ministero, delle stazioni appaltanti che applicano volontariamente l’ICT nei bandi,
  • la formazione necessaria alla diffusione della conoscenza della materia da parte dei soggetti coinvolti.

L’importanza di gradualità e uniformità di standard e azione di monitoraggio
La particolare configurazione del mercato delle costruzioni richiede una graduale introduzione dell’ICT.
A tal fine, si potrebbe indicare alle stazioni appaltanti di introdurre per step successivi i loro obiettivi/usi di gestione digitale, ad esempio iniziando con la gestione digitale degli elaborati grafici generati dai modelli informativi (i vecchi elaborati grafici), della parte economica (i computi metrici), per poi aggiungere altri obiettivi (ad esempio sicurezza, layout di cantiere, manutenzione, etc.), secondo standard definiti dal Ministero anche sulla base delle norme Uni in via di approvazione.
È bene evitare asimmetrie informative tra i soggetti coinvolti. In questo modo sarebbe più efficace anche l’azione di monitoraggio da parte del Ministero, si eviterebbero così bandi con richieste di “digitalizzazione” non basate su obiettivi e finalità realmente necessari e/o gestibili dalla stazione appaltante.
Il panorama nazionale degli appalti pubblici degli ultimi due anni, anche in mancanza di specifiche previsioni normative, ha già registrato bandi di gara di progettazione e di lavori in cui la digitalizzazione è stata inserita, anche se in maniera non sempre adeguata.
Ciò ha portato, in molti casi, criticità legate ad esempio ad un approccio esclusivamente strumentale del tema o a richieste non finalizzate a soddisfare specifiche esigenze del committente, comportando anche sproporzionati ed inutili costi di gara per progettisti ed imprese, nonché fenomeni distorsivi del mercato.
La progressività negli usi ed obiettivi richiesti, come da noi auspicata, vista “l’immaturità” del settore, è senz’altro un approccio utile in questa fase di transizione che potrà supportare sia chi affronta per la prima volta questa innovazione, sia chi già si è cimentato con le nuove metodologie.
È un approccio graduale già utilizzato in altri paesi europei come Gran Bretagna e Germania, che hanno anche previsto adeguate risorse economiche per favorire la transizione digitale, con attenzione alla formazione degli operatori.

Con riguardo all’azione di monitoraggio dei bandi di gara, nei quali volontariamente è previsto il processo digitale, il Ministero dovrebbe considerarne i contenuti e lo sviluppo dell’appalto per trarre informazioni utili in termini di raccomandazioni / linee guida da fornire alle stazioni appaltanti e in tal modo suggerire perfezionamenti e prevenire errori nei successivi bandi.
Un ulteriore criterio di gradualità potrebbe essere quello di iniziare con progetti di medie/grandi dimensioni che sicuramente impegneranno le organizzazioni più strutturate ma che creerà l’effetto “traino” per quelle che fungono da sub fornitori.

L’importanza della formazione per una adeguata diffusione dei nuovi metodi e strumenti
Risulta indispensabile una capillare opera di formazione di tutti i soggetti della filiera, pubblici e privati.
E’ necessaria una strategia formativa con tempi e modalità del percorso ben delineati per contenuti, tempi e metodi, non sottovalutando l’importanza di parlare tutti una stessa lingua (glossario di termini e definizioni).
Da questo punto di vista un valido punto di riferimento potrà essere il quadro di norme a sostegno della gestione digitale dei processi informativi che Uni sta definendo con la norma 11337, le norme Iso esistenti e quelle in elaborazione in ambito Cen.
L’approccio alla digitalizzazione deve divenire un fattor comune dei corsi di laurea in Ingegneria e Architettura.
Solo così potremo avere, ovviamente non prima di 5 anni, laureati in grado di operare secondo il nuovo approccio.
Nel frattempo serve anche dare supporto formativo a chi già opera nel settore, a cominciare dalle stazioni appaltanti, progettisti, RUP, etc.

20 settembre 2016

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Whistleblowing http://www.isteco.com/whistleblowing/ Sat, 09 Jul 2016 13:46:12 +0000 http://www.isteco.com/?p=118 Whistleblower è il nome inglese del dipendente che, dall’interno del proprio ente di appartenenza (pubblico o privato), segnala condotte illecite non nel proprio interesse individuale, ma nell’interesse pubblico: la traduzione letterale sarebbe “soffiatore nel fischietto”.
La tutela del whistleblower è espressamente prevista dalla Legge Anticorruzione (Legge 190/2012) che ha modificato il Dlgs 165/2001- Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche introducendo uno specifico art. 54 bis a tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti.
L’ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione, lo scorso 22 giugno, ha presentato il primo monitoraggio nazionale sull’applicazione del wistleblowing nella pubblica amministrazione, valutando non esaltanti i risultati del primo triennio di applicazione di questo strumento.
Mentre l’ANAC sta affrontando la tematica di rendere il whistleblowing più efficace nella Pubblica Amministrazione, anche attraverso la predisposizione di una piattaforma informatica gestita dalla stessa ANAC e capace di garantire l’anonimato al dipendente che segnala un illecito, il Legislatore ha manifestato l’intenzione di estendere questo strumento anche al Settore privato.
Si segnala che lo scorso 16 gennaio la Camera ha approvato in prima lettura, a larga maggioranza, la proposta di legge presentata dal Movimento 5 stelle che regola i meccanismi delle segnalazioni e le tutele a favore del denunciante (whistleblower) di fronte a possibili ritorsioni.
Il disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera, integra ed amplia la disciplina prevista dalla attuale legge Anticorruzione, estendendo la norma vigente per gli impiegati pubblici anche agli enti pubblici economici e agli enti di diritto privato sotto controllo pubblico.
La tutela di chi denuncia episodi di corruzione viene poi estesa anche al settore privato, inserendo specifici obblighi a carico delle società nei modelli organizzativi previsti dal Dlgs 231/2001 relativo alla responsabilità amministrativa degli enti.
Le segnalazioni potranno essere inviate sia al responsabile anticorruzione dell’ente, che all’Autorità nazionale anticorruzione, ovvero alla magistratura ordinaria e contabile.
Ecco cosa prevede il disegno di legge:
Tutele per chi denuncia: se il testo passerà anche al Senato, il dipendente che in buona fede segnala ai responsabili anticorruzione, all’ANAC o ai magistrati illeciti che abbia conosciuto in ragione del rapporto di lavoro non potrà essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altre ritorsioni.
Buona fede: la buona fede (ovviamente esclusa se il segnalante agisce con dolo o colpa grave) è basata su una segnalazione circostanziata e sulla ragionevole convinzione, basata su elementi di fatto, che la condotta illecita si è realmente verificata.
Segretezza dell’identità: è vietato rivelare l’identità del whistleblower, ma non sono ammesse segnalazioni anonime. Il segreto sul nome, in caso di processo penale, non può comunque protrarsi oltre la chiusura delle indagini preliminari.
Clausola anti-calunnie:  ogni tutela salta nel caso di condanna del segnalante in sede penale (anche in primo grado) per calunnia, diffamazione o altri reati commessi con la denuncia.
Tutela nel settore pubblico: la tutela del whistleblower vale per tutte le amministrazioni pubbliche, inclusi gli enti pubblici economici e quelli di diritto privato sotto controllo pubblico, e si applica anche a consulenti e collaboratori e a chi lavora in imprese che forniscono beni e servizi alla Pubblica amministrazione.
Tutela allargata al settore privato: la tutela si estende anche al settore privato prevedendo che nei modelli organizzativi e di gestione, predisposti dalle società ai sensi del Dlgs 231/2001, vengano inserite anche norme specifiche a tutela della riservatezza di chi segnala illeciti e contro eventuali misure ritorsive e discriminatorie.
Con riferimento alle modifiche da introdurre nel Dlgs 231/2001, il disegno di legge approvato alla Camera ha i seguenti contenuti:

Art. 2. – Tutela del dipendente o collaboratore che segnala illeciti nel settore privato
1. All’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
«2-bis. I modelli di cui alla lettera a) del comma 1 prevedono:
a) a carico delle persone indicate nell’articolo 5, comma 1, lettere a) e b), nonché di coloro che a qualsiasi titolo collaborano con l’ente, l’obbligo di presentare, a tutela dell’integrità dell’ente, segnalazioni circostanziate di condotte illecite, rilevanti ai sensi del presente decreto, che in buona fede, sulla base della ragionevole convinzione fondata su elementi di fatto, ritengano essersi verificate, o di violazioni del modello di organizzazione e gestione dell’ente di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte;
b) canali alternativi di segnalazione, di cui almeno uno idoneo a garantire, anche con modalità informatiche, la riservatezza dell’identità del segnalante;
c) misure idonee a tutelare l’identità del segnalante e a mantenere la riservatezza dell’informazione in ogni contesto successivo alla segnalazione, nei limiti in cui l’anonimato e la riservatezza siano opponibili per legge;
d) il divieto di atti di ritorsione o discriminatori, diretti o indiretti, nei confronti del segnalante per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione, fatto salvo il diritto degli aventi causa di tutelarsi qualora siano accertate in capo al segnalante responsabilità di natura penale o civile legate alla falsità della dichiarazione;
e) nel sistema disciplinare adottato ai sensi del comma 2, lettera e), sanzioni nei confronti di chi viola gli obblighi di riservatezza o compie atti di ritorsione o discriminatori nei confronti del segnalante.
2-ter. L’adozione di misure discriminatorie nei confronti dei soggetti che effettuano le segnalazioni di cui al comma 2-bis può essere denunciata all’Ispettorato nazionale del lavoro, per i provvedimenti di propria competenza, oltre che dal segnalante, anche dall’organizzazione sindacale indicata dal medesimo.
2-quater. Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto segnalante è nullo. Sono altresì nulli il mutamento di mansioni ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del segnalante. È onere del datore di lavoro, in caso di controversie legate all’irrogazione di sanzioni disciplinari, o a demansionamenti, licenziamenti, trasferimenti, o sottoposizione del segnalante ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, successivi alla presentazione della segnalazione, dimostrare che tali misure sono fondate su ragioni estranee alla segnalazione stessa».

Al momento non si hanno informazioni sulla calendarizzazione al Senato del disegno di legge sul whistleblowing.
Appare evidente che, in caso di approvazione in Senato del testo già approvato alla Camera, le aziende che hanno implementato, o intendono implementare, un Modello di Organizzazione e Gestione 231 dovranno dotarsi di un canale informatico di segnalazione idoneo a garantire la riservatezza dell’identità del segnalante, con modalità non diverse da quelle della piattaforma informatica gestita dall’ANAC a supporto della Pubblica Amministrazione.

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Il Dlgs 50/2016 – Nuovo codice dei contratti pubblici e il Dlgs 231/2001 http://www.isteco.com/articolo-4/ Mon, 13 Jun 2016 22:39:29 +0000 http://www.isteco.com/?p=27 Il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici (Dlgs 18 aprile 2016, n. 50), fra i diversi elementi di novità, ha introdotto alcune clausole di natura premiale che fanno, direttamente o indirettamente, riferimento all’esistenza nell’impresa di Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) ex Dlgs 231/2001.

Fino al Dlgs 50/2016, il riconoscimento dell’esistenza in azienda del MOG 231 era previsto dal solo rating di legalità, rilasciato dall’AGCOM – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per favorire l’accesso dell’impresa considerata virtuosa a finanziamenti pubblici e al credito bancario; tale rating di legalità prevede infatti fra le condizioni di rilascio che la società non abbia subito condanne ex DLgs 231/2001 e fra le condizioni per l’attribuzione di un punteggio (numero di stelle) più elevato che la società abbia realizzato un MOG 231.

Le misure introdotte dal Nuovo Codice dei Contratti Pubblici per le imprese che hanno adottato un MOG 231 sono le seguenti:

  • Viene istituito (art. 53 comma 10) un rating di impresa rilasciato dall’ANAC – Autorità Nazionale Anti Corruzione, da usare nella qualificazione per l’accesso ai contratti pubblici; tale rating di impresa tiene conto anche del rating di legalità rilasciato dall’AGCOM e quindi, di fatto, dell’esistenza di un MOG 231.

  • È previsto (art. 93) che l’importo delle garanzie fideiussorie di offerta e buona esecuzione venga ridotto del 30% per gli operatori economici in possesso del rating di legalità o della attestazione dell’avvenuta adozione del modello organizzativo, ai sensi del decreto legislativo n. 231/2001.

  • Le amministrazioni aggiudicatrici (art. 95 comma 13) possono adottare criteri premiali da applicare alla valutazione dell’offerta in funzione del maggior rating di legalità dell’offerente.

Ne consegue che l’aver adottato un MOG 231 diventa, a tutti gli effetti, un requisito fondamentale per l’impresa che intende accedere alle commesse pubbliche di beni, lavori e servizi.

Restano da meglio definire le modalità di dimostrazione dell’avvenuta adozione da parte dell’impresa di un MOG 231, essendo manifestamente inadeguata la sola autodichiarazione della stessa impresa.

DB

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