Whistleblowing

Whistleblower è il nome inglese del dipendente che, dall’interno del proprio ente di appartenenza (pubblico o privato), segnala condotte illecite non nel proprio interesse individuale, ma nell’interesse pubblico: la traduzione letterale sarebbe “soffiatore nel fischietto”.
La tutela del whistleblower è espressamente prevista dalla Legge Anticorruzione (Legge 190/2012) che ha modificato il Dlgs 165/2001- Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche introducendo uno specifico art. 54 bis a tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti.
L’ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione, lo scorso 22 giugno, ha presentato il primo monitoraggio nazionale sull’applicazione del wistleblowing nella pubblica amministrazione, valutando non esaltanti i risultati del primo triennio di applicazione di questo strumento.
Mentre l’ANAC sta affrontando la tematica di rendere il whistleblowing più efficace nella Pubblica Amministrazione, anche attraverso la predisposizione di una piattaforma informatica gestita dalla stessa ANAC e capace di garantire l’anonimato al dipendente che segnala un illecito, il Legislatore ha manifestato l’intenzione di estendere questo strumento anche al Settore privato.
Si segnala che lo scorso 16 gennaio la Camera ha approvato in prima lettura, a larga maggioranza, la proposta di legge presentata dal Movimento 5 stelle che regola i meccanismi delle segnalazioni e le tutele a favore del denunciante (whistleblower) di fronte a possibili ritorsioni.
Il disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera, integra ed amplia la disciplina prevista dalla attuale legge Anticorruzione, estendendo la norma vigente per gli impiegati pubblici anche agli enti pubblici economici e agli enti di diritto privato sotto controllo pubblico.
La tutela di chi denuncia episodi di corruzione viene poi estesa anche al settore privato, inserendo specifici obblighi a carico delle società nei modelli organizzativi previsti dal Dlgs 231/2001 relativo alla responsabilità amministrativa degli enti.
Le segnalazioni potranno essere inviate sia al responsabile anticorruzione dell’ente, che all’Autorità nazionale anticorruzione, ovvero alla magistratura ordinaria e contabile.
Ecco cosa prevede il disegno di legge:
Tutele per chi denuncia: se il testo passerà anche al Senato, il dipendente che in buona fede segnala ai responsabili anticorruzione, all’ANAC o ai magistrati illeciti che abbia conosciuto in ragione del rapporto di lavoro non potrà essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altre ritorsioni.
Buona fede: la buona fede (ovviamente esclusa se il segnalante agisce con dolo o colpa grave) è basata su una segnalazione circostanziata e sulla ragionevole convinzione, basata su elementi di fatto, che la condotta illecita si è realmente verificata.
Segretezza dell’identità: è vietato rivelare l’identità del whistleblower, ma non sono ammesse segnalazioni anonime. Il segreto sul nome, in caso di processo penale, non può comunque protrarsi oltre la chiusura delle indagini preliminari.
Clausola anti-calunnie:  ogni tutela salta nel caso di condanna del segnalante in sede penale (anche in primo grado) per calunnia, diffamazione o altri reati commessi con la denuncia.
Tutela nel settore pubblico: la tutela del whistleblower vale per tutte le amministrazioni pubbliche, inclusi gli enti pubblici economici e quelli di diritto privato sotto controllo pubblico, e si applica anche a consulenti e collaboratori e a chi lavora in imprese che forniscono beni e servizi alla Pubblica amministrazione.
Tutela allargata al settore privato: la tutela si estende anche al settore privato prevedendo che nei modelli organizzativi e di gestione, predisposti dalle società ai sensi del Dlgs 231/2001, vengano inserite anche norme specifiche a tutela della riservatezza di chi segnala illeciti e contro eventuali misure ritorsive e discriminatorie.
Con riferimento alle modifiche da introdurre nel Dlgs 231/2001, il disegno di legge approvato alla Camera ha i seguenti contenuti:

Art. 2. – Tutela del dipendente o collaboratore che segnala illeciti nel settore privato
1. All’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
«2-bis. I modelli di cui alla lettera a) del comma 1 prevedono:
a) a carico delle persone indicate nell’articolo 5, comma 1, lettere a) e b), nonché di coloro che a qualsiasi titolo collaborano con l’ente, l’obbligo di presentare, a tutela dell’integrità dell’ente, segnalazioni circostanziate di condotte illecite, rilevanti ai sensi del presente decreto, che in buona fede, sulla base della ragionevole convinzione fondata su elementi di fatto, ritengano essersi verificate, o di violazioni del modello di organizzazione e gestione dell’ente di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte;
b) canali alternativi di segnalazione, di cui almeno uno idoneo a garantire, anche con modalità informatiche, la riservatezza dell’identità del segnalante;
c) misure idonee a tutelare l’identità del segnalante e a mantenere la riservatezza dell’informazione in ogni contesto successivo alla segnalazione, nei limiti in cui l’anonimato e la riservatezza siano opponibili per legge;
d) il divieto di atti di ritorsione o discriminatori, diretti o indiretti, nei confronti del segnalante per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione, fatto salvo il diritto degli aventi causa di tutelarsi qualora siano accertate in capo al segnalante responsabilità di natura penale o civile legate alla falsità della dichiarazione;
e) nel sistema disciplinare adottato ai sensi del comma 2, lettera e), sanzioni nei confronti di chi viola gli obblighi di riservatezza o compie atti di ritorsione o discriminatori nei confronti del segnalante.
2-ter. L’adozione di misure discriminatorie nei confronti dei soggetti che effettuano le segnalazioni di cui al comma 2-bis può essere denunciata all’Ispettorato nazionale del lavoro, per i provvedimenti di propria competenza, oltre che dal segnalante, anche dall’organizzazione sindacale indicata dal medesimo.
2-quater. Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto segnalante è nullo. Sono altresì nulli il mutamento di mansioni ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del segnalante. È onere del datore di lavoro, in caso di controversie legate all’irrogazione di sanzioni disciplinari, o a demansionamenti, licenziamenti, trasferimenti, o sottoposizione del segnalante ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, successivi alla presentazione della segnalazione, dimostrare che tali misure sono fondate su ragioni estranee alla segnalazione stessa».

Al momento non si hanno informazioni sulla calendarizzazione al Senato del disegno di legge sul whistleblowing.
Appare evidente che, in caso di approvazione in Senato del testo già approvato alla Camera, le aziende che hanno implementato, o intendono implementare, un Modello di Organizzazione e Gestione 231 dovranno dotarsi di un canale informatico di segnalazione idoneo a garantire la riservatezza dell’identità del segnalante, con modalità non diverse da quelle della piattaforma informatica gestita dall’ANAC a supporto della Pubblica Amministrazione.